La mappa mentale della SEO

Mappa mentale SEO - Palmonts Agency

La mappa mentale della SEO

A cosa serve la Mappa Mentale della SEO?

La mappa mentale serve per avere a colpo d’occhio i principali punti di cui la SEO si compone. Difatti, la SEO non è a sé stante, ma è una disciplina che tocca molti altri campi, come la strategia di un business, il marketing, ecc.

La Search Engine Optimization moderna (“il” SEO moderno suonava male, perché avrebbe implicato che ci fossero SEO vecchi e SEO più nuovi) difficilmente può essere rilegata ad attività a valle, bensì dovrebbe comprendere un po’ tutte le attività aziendali, come tratteremo tra poco.

 

A chi serve la Mappa Mentale della SEO?

Anche un SEO professionista (anzi, forse soprattutto lui) potrebbe perdere la cognizione di cosa sia effettivamente la materia e cosa può e deve riguardare. In termini più ampi, può servire a tutti coloro che si avvicinano alla disciplina per la prima volta e anche a coloro che già ne hanno viste di cotte e di crude (un abbraccio a tutti coloro che hanno dovuto spiegare a un cliente qual era la differenza tra il vostro sito web e quello del cugggino – sì, con 3 g – ).

Ovviamente la mappa mentale della SEO può servire anche a chi internamente in un’azienda si occupa di ottimizzazione, e ha bisogno di far capire maggiormente la sua importanza al proprio capo 😉 Oppure ancora, può servire a chi si avvicina per la prima volta alla SEO!

 

 

Iniziamo col coprire i punti sulla destra, che riguardano la SEO White-Hat:

 

Business e Strategy

La SEO è passata da essere un’attività non strettamente importante, che poteva essere data in affido a poche persone, ad essere un’attività che può coinvolgere (anzi, che deve coinvolgere!) tutte le attività e tutti i settori aziendali.

Ogni azione, che sia essa comunicativa o non comunicativa, avrà un impatto sulla SEO, che lo vogliate o meno. Questo impatto potrà essere positivo o negativo, e ci si dovrà impegnare per fare in modo che sia più il primo che il secondo.

Volete un esempio? Un SEO può fornire informazioni estremamente utili durante lo sviluppo di un nuovo prodotto o di un nuovo servizio. Queste informazioni riguardano il market sentiment rispetto a quella nicchia, o in ogni caso degli insights importanti che derivano dall’ascolto del mercato e del pubblico di destinazione. Tutto ciò andrà ad impattare in maniera diretta sull’andamento del business, ed è una delle tante motivazioni per inserire la SEO nelle attività a monte, e non solo in quelle a valle.

Inoltre, la SEO non sostituisce MAI un buon prodotto: senza di esso, e senza dei punti di forza che lo distinguono da quelli dei concorrenti, non c’è SEO che tenga!

 

On-site

Le strategie SEO on-site sono tutte quelle che riguardano la modifica e l’ottimizzazione del sito web.

Alcuni punti sono:

  • Titoli delle pagine
  • H1
  • Meta description
  • Contenuto
  • Struttura del sito e tassonomie
  • Controllo del robots.txt

… e tanti altri. Rispetto alle strategie off-site di cui parleremo tra poco, sono più facilmente modificabili perché dipende tutto dallo sviluppatore del sito che collabora con il SEO (a volte, sono la stessa persona!).

 

Off-site

Le strategie off-site sono quelle che riguardano tutto ciò che non avviene sul proprio sito.

Alcuni punti riguardano:

  • Backlink
  • Ancore dei backlink
  • Condivisioni e engagement sui social

…ecc.

Come accennavo prima, i fattori off-site sono più difficilmente controllabili perché non dipendono dallo sviluppatore del sito, ma dal mercato. I backlink sono estremamente importanti per una strategia SEO efficace, tuttavia sono difficili da guadagnare e se di qualità troppo bassa, possono innescare una penalizzazione per spam da parte di Google. Di conseguenza occorre controllarli spesso tramite dei tool specifici (noi consigliamo Ahrefs, a nostro avviso uno dei migliori!).

 

Server

Per un SEO è importante conoscere bene l’architettura di un server, e come interfacciarsi con l’eventuale database e il server stesso per modificare i file, utilizzando il protocollo FTP.

Non si è obbligati ad arrivare ad essere dei sistemisti, però una buona conoscenza base del funzionamento di un server di certo non fa male.

 

Report

Prima di tutto, è importante porsi degli obiettivi prima di cominciare qualsiasi attività SEO.

Gli obiettivi possono includere:

  • Portare il sito del cliente in prima pagina per determinate parole chiave (e come procedere)
  • Determinare il perché di un’eventuale penalizzazione per il sito del cliente, e come procedere
  • Aumentare il traffico organico del sito, e come procedere

…ecc.

Una volta stabiliti gli obiettivi, occorre studiare delle tempistiche per poterli portare a termine. Per essere in grado di vedere dei miglioramenti, occorre anche monitorarli ogni tot tempo.

I report entrano in gioco qui: il cliente si aspetta che mandiate report a cadenza regolare (di solito mensili) per poter restare aggiornato sui miglioramenti del proprio sito web.

 

 

Ora, vediamo la parte “negativa” della SEO:

 

Penalty

Le penalizzazioni di Google sono l’incubo di ogni SEO. Che arrivino da una strategia sbagliata, o da un concorrente invidioso, sono veramente un grattacapo da risolvere.

Le penalty di Google possono essere manuali o algoritmiche:

    • quelle manuali sono decise da una persona all’interno del team antispam di Google, di solito in seguito a una segnalazione da parte di un utente. Le penalty manuali appaiono nella Google Search Console, nella sezione Traffico di Ricerca -> Azioni Manuali. Sono quindi facilmente individuabili e si ha un chiaro segnale che è ora di mettere mano al proprio sito.
    • quelle algoritmiche, invece, sono decise automaticamente dagli algoritmi di Google, i quali, dopo aver notato attività di spam sul sito, danno una penalizzazione. Purtroppo, non è possibile scoprire le penalty algoritmiche, se non notando un calo drastico nei risultati di Google Analytics.

Le penalizzazioni possono inoltre essere minime (andando ad impattare il posizionamento solo di alcune pagine, che vengono retrocesse nei risultati), oppure complete (quando un intero sito viene retrocesso), fino ad arrivare al ban completo dai risultati.

Perciò, tenete sempre sott’occhio attentamente gli strumenti che Google vi offre!

 

Negative SEO

La negative SEO si compone di tecniche che permette a un concorrente sleale di farci ottenere una penalizzazione da parte di Google, o di diminuire la nostra visibilità, ecc. In sostanza, un’azione di questo tipo può danneggiare la nostra reputazione e il nostro posizionamento, ottenuti così duramente.

Ad esempio, come accennavo prima nella sezione dei Fattori Off-page, i backlink di cattiva qualità possono innescare una penalty di Google. Di conseguenza, appare ovvio che una persona sleale possa fare una campagna di backlink negativa nei nostri confronti. Un bravo SEO potrà individuare la minaccia in tempo per evitare il disastro, certo è che si tratta sempre di un problema grave e, per di più, è molto difficile, se non impossibile, risalire all’autore del gesto.

Un’altra azione di Negative SEO è l’Hacking del sito web, che permette di “iniettare” del codice ritenuto malevole da parte dei motori di ricerca. Ci si può accorgere di un’azione di questo tipo sempre nella Search Console, nella sezione Problemi di Sicurezza, oppure se il browser dovesse mostrare un avviso di sicurezza mentre state visitando il sito.

Purtroppo, il pericolo è sempre in agguato: state sempre in allerta!

 

Black Hat SEO

Al contrario della Negative SEO, che si occupa di cercare di rovinare il posizionamento altrui, la Black Hat SEO si occupa di sfruttare alcune tecniche per “fregare” il motore di ricerca e ottenere un posizionamento migliore per il proprio sito. La maggior parte delle tecniche Black Hat sono tuttavia ormai inutili, in quanto Google ha imparato a capirle e per i siti che le utilizzano dà (nella maggior parte dei casi) una penalizzazione.

Una tecnica che tempo fa funzionava era quella del Keyword Stuffing, cioè il riempire la pagina di testo con la parola chiave per cui ci si intendeva posizionare.

Un’altra era, ad esempio, quella del Cloaking, ovvero il mostrare differenti versioni della pagina a user-agent diversi. Ad esempio, al crawler di Google (che usa lo user-agent GoogleBot) veniva mostrata la pagina più pulita, mentre l’utente visualizzava invece una pagina diversa (magari piena di pubblicità, o altro). Questo permetteva di nascondere a Google delle pagine piene di spam.

Noi consigliamo di evitare sempre tecniche di Black Hat, perché, sebbene nel breve termine possano ancora funzionare, nel medio/lungo termine si può rischiare fino a una penalizzazione con ban completo del sito dai risultati di ricerca.

 

 

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